ETSY E PARTITA IVA – Intervista a Carlotta Cabiati LA commercialista ! –

In materia fiscale si è scritto e detto tutto e il contrario di tutto! Potevo io esimermi dal dire la mia 😇? E allora ho voluto intervistare LA COMMERCIALISTA dei piccoli business, mia conterranea, autrice del libro “Apro la partita Iva” edito da Zandegù, CARLOTTA CABIATI! 

Etsy e partita iva

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Devo dire che ero emozionatissima per la mia prima intervista ☺️ ma Carlotta, con professionalità e dolcezza, ha creato un clima piacevole che ha trasformato l’intervista in una chiacchierata tra amiche. Ho chiesto a lei consigli e indicazioni sul dibattuto tema dell’APERTURA della Partita IVA e queste sono le domande che le ho fatto:

Carlotta, parliamo prima di tutto di queste famose 2 caratteristiche che l’hobbista, per rimanere tale, dovrebbe rispettare: questo limite dei 5.000€ insieme all’occasionalità delle vendite.

Occasionalità varia a seconda del caso specifico, non c’è una regola. La normativa dice solo che: “l’attività deve essere svolta in modo accidentale, sporadico non deve essere organizzata ne svolta con professionalità, regolarità o in maniera continuativa”.
Uno dei fattori che potrebbero far pensare ad una violazione di questa condizione è l’esposizione di prezzi su un proprio sito il che implica già di per se che l’idea non è certo quella di svolgere un’attività occasionale. In ogni caso si tratta di controlli gestiti dalla Agenzia delle Entrate che, in team con la Guardia di Finanza, procedendo ad accertamenti sulla posizione fiscale del contribuente.

Il famoso limite dei 5.000€ invece è più che altro riferito a prestazioni di servizi piuttosto che alla vendita di prodotti anche se è preso come riferimento per assimilarlo alle prestazioni occasionali. È un tetto massimo dettato dall’INPS e nel caso venisse superato richiede l’iscrizione alla gestione separata.

In linea generale comunque non ci sono limiti di tempo che definiscono l’occasionalità, o cifre limite entro cui stare per le vendite ed è proprio questo che crea la confusione.

Non avendo la P.iva come si può fare se viene richiesta la fattura?

Per attestare una cessione di beni i soggetti non possessori di p.iva possono emettere una ricevuta non fiscale anziché una fattura.
I blocchetti di ricevute non fiscali si possono acquistare nei negozio specializzati (tipo Buffett). Se l’importo della cessione supera i 77,47€ è anche necessario applicare alla ricevuta una marca da bollo da 2,00€ (disponibile anche in tabaccheria). Le ricevute vanno poi conservate.

Nella ricevuta devono comparire:

  • numero e data progressivi
  • i dati del venditore e dell’acquirente
  • la descrizione del bene oggetto della vendita
  • importo totale della cessione

I redditi derivanti dalle vendite sul negozio on line vanno dichiarati?

Tutto ciò che viene venduto tramite rilascio di ricevuta non fiscale, se non si superano 4.800€ anno e se rappresenta la nostra unica entrata, può non essere dichiarato nella dichiarazione dei redditi.

Se, invece, le vendite occasionali non sono la nostra unica entrata (perché ad esempio siamo anche titolari di un rapporto di lavoro dipendente), saremo obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi.

Per la tassazione di questi redditi si applicano le aliquote a scaglioni che permettono di calcolare l’IRPEF. Da qui poi entriamo in un discorso un po’ più specifico che andrebbe valutato caso per caso tenendo anche conto delle eventuali detrazioni e deduzioni.

Se un artigiano volesse essere super tranquillo ed essere certo di rispettare tutte le normative quale regime consiglieresti per iniziare? Quali sono i costi e benefici a mettersi in regola?

Il regime forfettario è senza dubbio quello che presenta meno oneri di gestione. Non comporta infatti alcun adempimento iva (ne mensile ne trimestrale), alcuna tenuta della contabilità (intesa come registrazione di fatture di vendita e di acquisto) proprio perché la percentuale dei costi viene calcolata in modo forfettario. Per gli artigiani, che sono produttori di beni tangibili, è consigliabile aprire una p.iva come artigiano commerciante.
Con questo inquadramento l’artigiano dovrà:

  • pagare i contributi fissi INPS (2.600€ ) indipendentemente da quanto guadagna
  • solo sul 40% dei ricavi pagare un imposta sostitutiva in percentuale del 5% o 15%
  • iscriversi all’INAIL : l’assicurazione INAIL ha un costo che varia in base agli strumenti utilizzati per il proprio lavoro
  • pagare i costi del consulente che li segue
  • pagare circa 50€ per l’iscrizione alla Camera di Commercio. (questa iscrizione va rinnovata annualmente)

Questa era l’ultima domanda per Carlotta che è stata precisissima e molto professionale nonostante la mia agitazione 😜.

Con questa intervista abbiamo cercato di darti una visione generale sull’aspetto fiscale e contributivo, rispondendo alle domane più comuni sul tema, ma ci tengo a sottolineare che ogni situazione va analizzata come caso specifico e che questa intervista non vuole assolutamente sostituire una consulenza personalizzata.

Ora, se pensi di fare davvero sul serio con la tua attività e vuoi lavorare tranquilla, la cosa migliore è prendere appuntamento e fare una chiacchierata con un consulente! E chi meglio di Carlota? Puoi scrivere direttamente a lei a questo indirizzo: cc@carlottacabiati.com e prenotare la tua consulenza personalizzata. Un’ora su Skype  (o Google hangout ) in cui potrete analizzare insieme la tua situazione e capire come è meglio procedere. Se vuoi approfittare di questa occasione fallo subito perché questo nuovo servizio di Carlotta sarà in promozione solo fino alla fine dell’anno!

Hai trovato utile questa intervista? Ora apri la partita iva e ti rimbocchi le maniche? Bhe, ricorda che, con o senza p.iva, se hai bisogno di una mano, io son qua. Mi puoi scrivere una mail (anto@antonellasperandio.it) o mandarmi un DM su Instagram (@lantospera) 😉

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